Aja Vöchting ved. Soggin (1925-2022)

Aja Vöchting  ved. Soggin (1925-2022)

29/01/2022

 

Aja Vöchting  ved. Soggin (1925-2022)

 

 

          Nel racconto della sua visita a Roma durante il Concilio Vaticano II (settembre 1966), Karl Barth accenna brevemente a un incontro avuto “con i nostri fratelli in fede valdesi”, evidentemente in Facoltà, visto che ne parla come del luogo in cui “Oscar Cullmann ha costantemente avuto la sua residenza nel corso degli anni conciliari.” Non dice nulla sui colloqui avuti con i “fratelli in fede valdesi”, ma segnala di aver trovato tra loro “anche una autentica basileese.” La “autentica basileese” – e quanto lo era! – era Aja Vöchting, moglie del prof. J. Alberto Soggin, che ci ha lasciato nella serata del 26 gennaio. Avrebbe compiuto 97 anni a marzo.

 

Poliglotta come e più del marito, laureata in biologia, lo aveva seguito nel suo itinerario pastorale e presto accademico, ma in questo cammino  aveva sempre individuato la sua specifica vocazione e il suo ruolo profilato.

 

Era stata profondamente segnata, come del resto il marito, dagli anni passati in Argentina, e dal legame con le nostre chiese del Rio de la Plata. Parlava perfettamente il castigliano e finché ha potuto, ha coltivato i legami che aveva stabilito.  

 

Divenuto il marito professore di Antico Tastamento alla Facoltà Valdese, si impegnò  con grande dedizione, costanza e autorevolezza nella biblioteca, diretta prima dal Prof. Valdo Vinay e poi dal marito. La sua tesi alla Scuola vaticana di biblioteconomia (pubblicata sul Bollettino della Società di studi Valdesi nel 1965) era una “Bibliografia degli scritti di Emilio Comba.” La caratura del suo lavoro trapela nella dedica di uno dei libri di Valdo Vinay: “una fedele collaboratrice nell’opera pastorale e teologica”. Per anni e anni fu lei la spina dorsale della biblioteca, compresa la classificazione dei volumi, il più delle volte in autonomia per la competenza che aveva acquisito, interloquendo poi con gli specialisti delle varie materie nei casi problematici. Nessuno conosceva la biblioteca come lei e senza di lei i direttori con cui ha collaborato avrebbero avuto la vita difficile.

 

Aveva una grande passione per Israele e l’ebraismo che viveva con grande impegno nell’Amicizia ebraico cristiana, mantenendo contatti con tutte le amicizie che aveva potuto fare nei suoi vari – a volte prolungati – soggiorni in Israele e imparando l’ebraico moderno al punto che ancora in vecchiaia, prima che i colpi della salute la privassero della lettura, leggeva anche romanzi in ebraico moderno.

L’amore per la natura traspariva in ogni angolo della sua casa, traboccante di orsi di legno, di peluche, di stoffa … di ogni forma e tipo. Già segnata dalla malattia, si illuminava quando sullo schermo della televisione apparivano documentari sugli animali.

 

Era molto legata alla sua chiesa di adozione, quella valdese  e viveva insieme una grande apertura ecumenica, sia in ambito protestante ed evangelico, sia con il cattolicesimo. Era animata da una curiosità cosmopolita, facilitata dalla conoscenza delle lingue, traspariva anche nella ricercata internazionalità della sua cucina.

 

In ogni incontro conviviale, spesso con accademici di fama internazionale, con allievi generosamente invitati, con ecclesiastici importanti, era sempre una interlocutrice, mai soltanto la moglie del professore. Per sei decenni della sua vita “di casa” a Roma, a suo agio  a Buenos Aires come a Gerusalemme, a Oxford come a Tallin, sempre “autentica basileese”; distanti tra loro a volte di migliaia di chilometri, molti ne serbano il ricordo.